Vibrazioni Rigenerative

unnamedIl Senso di Edificare – L’importanza del tessuto associativo
di Silvia Myorin Pellegrino (da Riflessioni del Maestro)
Associ-Azione una rana che torna al ruscello.

A Panama le rane si stavano estinguendo a causa di un fungo, così gli scienziati hanno messo in cattività alcuni campioni, affinché un giorno questi anfibi possano tornare a proteggere l’eco sistema della foresta. Questo ci dice che dobbiamo proteggere la terra e i luoghi di benessere che la custodiscono.

L’avvento delle attestazioni e certificazioni ha creato un grosso problema, il disastro di non avere più la capacità di orientarci. Bisogna saper riconoscere l’alto dal basso.
Porgere un libro dalla parte giusta è importante per capire subito di che cosa si tratta, se lo porgiamo al contrario è come porgere un coltello dalla parte della lama, non si fa un buon servizio a chi lo riceve.
L’associazione è un luogo, un cosmo in cui le cose vivono in pace, in cui si possano moderare le estinzioni, le tempeste e i venti, per la salute di tutti gli esseri.
È un’assemblea riunita e disciplinata affinché tutti possano progredire in un terreno calmo e sicuro, una via di trascendenza e non di scopi egogratificanti, un intendimento puro che difficilmente può sopravvivere senza farsi carico del peso di una vicenda più ampia.

Associ-azione è libertà in piena attività. Saggezza in azione.
L’associazione è un lungo di movimento che segue un codice proscenico (rapporti di vicinanza e lontananza tra i componenti), un codice personale e sensoriale, un codice verbale e di frequenza acustica, un codice cinesico di movimenti e gesti, un codice tattile, ottico, un linguaggio che è anche il linguaggio complesso del rituale religioso, il linguaggio della Presenza, dove la questione non è l’io, ma quanto la mia identità si fa nel tempo della mia presenza.
L’assemblea ha il grande valore della cooperazione, l’agire di un solo corpo in cui esistono scambi concreti; non è un atteggiamento intellettuale, è aderire, è vivere l’esempio, è custodia e mantenimento dei principi.
La parola diviene un uomo che si esprime e comunica se stesso. Espressione e simbolo di verità.

it-%e4%bf%a1Per i cinesi il kanji della parola FEDE è un ideogramma composto da UOMO e VOCE, voce dell’uomo: io sono e voglio essere credibile e affidabile.
FEDELTA’ è formato da MEZZO e CUORE avere un cuore che non oscilla, fermo, retto
LEALTA’ è formato da UOMO e PAROLA.
Ogni cosa inizia con un atto di fede, la fede si manifesta nella pratica.
Come bambini che giocano a diventare adulti, giochiamo in un’atmosfera gioiosa, ma non per questo meno seria. Da spirito a spirito, a tu per tu.
Quando accade questo non c’è bisogno che qualcuno ci spieghi cosa fare, ci identifichiamo e c’è un riverbero perfetto.
I giapponesi non usano il verbo “Avere”, nè il verbo “Tenere”, non dicono “mi appartiene una cosa”, dicono “c’è qualcosa “, questo risalta la relazione con l’oggetto, l’oggetto, la cosa, è nel contesto di una relazione di cui è espressione: se c’è un libro sul tavolo, vuol dire che che qualcuno ne riconosce il valore.
Il piano di ciascuno e il proprio limitato esercizio, sono connessi con un piano illimitato e infinito.
Abbiamo una comune proprietà, proprietà che richiama anche pulizia, qualcosa di ineccepibile. Proprio perchè abbiamo una comune proprietà (non possesso) possiamo apprezzare la nostra radice comune, ma per capire una radice devi mettere mano al filo d’erba, così per capire le nostre radici dobbiamo scavare un po’.
Siamo sostanza insieme, la proprietà è solo comune. Il possesso individuale acquista valore perché è un valore condiviso. Se possediamo qualcosa ma non ne riconosciamo il valore, in realtà non possediamo niente.
Il patrimonio comune è espressione di una natura comune.

Si aderisce a qualcosa per la quale ci si sente chiamare e si lavora in coro e per lavorare in coro bisogna alienare una parte considerevole di sé, per far si che si possa ascoltare la voce dei compagni si canta con le orecchie, non con la bocca, si ascolta più di ciò che si dice e si dice in rapporto a ciò che si sa ascoltare, per questo non si dovrebbe neppure essere troppo affezionati a ciò che si pensa o si dice. Rispettare un ritmo, un’armonia, una musica, muoversi come un solo corpo, è un’occasione unica, una pratica che parte dall’imperfezione alla perfezione, è l’esercizio che rende perfetti.
Ci vuole cultura per stare con un altro. È necessario uscire dal compiacimento della propria capacità superficiale.

Come rendere manifesto l’universale nella nostra radicale singolarità.
Il riflesso nello specchio è il nostro riflesso in questa vita. Siamo schiavi di un’identità alla quale non posiamo mai rinunciare. Se ti butti dal quinto piano, ciò che viene subito recuperato è la tua carta d’identità, dovremmo dire la falsa identità, un’identità fittizia.
Cosa intendiamo quando parliamo di soggettività?
Ci stiamo rifugiando troppo in noi stessi. Esigiamo la verità ma poi perseguiamo cose che si presentano come delle eccezionali fandonie, perché siamo vittime delle visioni perbeniste che gridano allo scandalo se ci ribelliamo a chi propone false sicurezze associative. Per questo si richiede una rivoluzione, il rischio di compiere e agire fino in fondo con scandaloso impegno.
Non si richiede un coinvolgimento emotivo, come qualcuno crede, ma di vivere la propria emotività con impeto e passione. Questa è la grande differenza, dobbiamo riflettere su questo punto.

La nostra pratica va verificata, va resa pubblica, dopo non è adesso.
Non dobbiamo imbiancare un sepolcro, è necessario riedificare l’architettura intera.
Se pensiamo di aver concluso e fatto il nostro dovere solo iscrivendo la nostra scuola, dobbiamo capire che non abbiamo ancora cominciato a vivere il vero senso associativo. Dobbiamo prendere il rischio del disaccordo apertamente pronunciato, non si tratta di giudizio e pregiudizio. Dobbiamo diventare moralmente ineccepibili.
Tutti coloro che pensavano di iscriversi e all’ultimo, hanno pensato di non poterlo fare, si rivelano persone poco profonde, superficiali, che faticano a dire : PRESENTE, CI SONO! che faticano anche a pronunciare il loro nome, si guardano sempre indietro come se la loro vita riguardasse qualcun altro. È necessario andare verso una semplificazione, ricordando che se oggi è difficile, domani lo sarà di più.
Dobbiamo ricordare che tutto ciò che risulta difficile è sempre dovuto alla nostra mancanza di onestà, al nostro egoismo, al nostro individualismo.

La formazione è una risposta, una giusta determinazione a un momento storico in cui la verità degli intenti sta andando a rotoli.
Non possiamo essere semplici consumatori, partecipare agli incontri è fondamentale, tutti possono prendersi il tempo di farlo, anche i professionisti più impegnati, non ci sono condizioni oggettive che lo impediscano.
Il Direttivo è formato da persone ferme nelle loro abitudini, ma gli altri dovrebbero pensare a un’assidua partecipazione, è una questione di esercizio personale di ognuno, la realizzazione è implicita in questo esercizio. Le persone autentiche non pensano solo al loro interesse e alla personale convenienza. Il solo impegno personale e professionale è insufficiente e immorale.
È importante il periodo di formazione, è il primo esercizio per il nostro sviluppo, è qui che pratichiamo il nostro intendimento, ognuno poi prende la propria forma, ma l’animo è uno solo.
Non basta iscriversi, dobbiamo fare fronte in un modo nuovo a questa realtà associativa. Applicarsi ed esercitarsi costantemente è cultura, affina la nostra identità che emerge nell’esercizio continuo. La comunità è ben di più di un atto costitutivo, per poter essere membri bisogna esprimersi in termini di saggezza, oltre che per competenza, quindi si paga ben più della quota associativa. Questa vuole essere una comunità di gente orgogliosa e fiera che disdegna di appartenere ad un mondo di insufficienza, l’adesione non si mendica nè si acquista, non è un accomodamento, si condivide non solo quello che abbiamo in comune, ma anche quello che non abbiamo, questa è la forza della trasformazione.

Niente è frutto del semplice pensiero. È necessario capire le funzioni e il loro complesso relazionarsi.
Avere una scuola accreditata con una realtà come questa non basta, non ha a che vedere con il nostro intento. Non è arrivare all’ultimo momento e usufruire del servizio.
Dobbiamo pensare a questo luogo a partire dai problemi veri, quelli che sì risolvono in relazione alle necessità di ciascuno, bisogna far fronte a tante piccole cose che realmente ci consentono di vivere pacificatamente.
Il luogo in questione è una casa in cui possono entrare tutti, ma con una soglia d’inciampo in cui sia possibile riprogrammarsi, per entrare bisogna cambiare il passo.
Siamo tutti ospiti capaci di attendere l’ospite, siamo chi è ricevuto e chi riceve.

La convenienza di tutti non è mai sconveniente per nessuno.
Non è la comunità di quelli che trovano vantaggioso frequentarsi, è una comunione che edifica, costruisce, produce la vita è l’identità. Nel momento in cui siamo totalmente in relazione, quell’azione è come una goccia che cadendo sulla superficie dell’acqua si espande in tutte le direzioni e da tutte le direzioni ritorna. È come un abbraccio disinteressato.

La promozione di uno spirito di servizio
Il servizio è darsi trasparenti all’azione, con amore per il semplice gusto del servizio.
Quando partecipiamo ad un evento, l’aspetto amministativo entra al 50% non in piccola parte, non lo si vede, ma qualcuno se ne sta occupando, sta dedicando ore, tempo.
Una realtà che funziona pacificatamente si connette all’impegno amministativo, che va articolato in modo preciso, perché è il passo che precede il momento dell’evento educativo vero e proprio, ecco perché gli educatori dovrebbero aver prima trascorso un periodo ad amministrarsi: il lavoro, la sua organizzazione, l’amministrazione, poi la formazione.
C’è sempre qualche problema con il denaro, il denaro aiuta e purifica il nostro stesso lavoro.
Essere qui con la totalità, non è arrivare invocando il diritto alla privacy, è conformarsi, uniformarsi al 100% e allo stesso tempo esprimersi da soli. Non significa seguire fedelmente un programma e non basta avere un comportamento armonico nell’interesse della collettività, bisogna esporsi.
Quando è richiesta un’offerta bisogna farla con serietà, concentrati. Chi lo fa, spesso lo fa furtivamente. La mano mette l’offerta e lo sguardo è già da un’altra parte. Fatelo con gravità e concentrazione.
L’impegno è quello che sappiamo darci, non quello che non possiamo, nè che vorremmo darci.
Quando cadono le foglie in un giardino, se tutti si chinassero a raccoglierle si manterrebbe automaticamente il giardino pulito.
L’uomo che agisce non si aspetta una retribuzione.
Il corvo che vola non prende la pensione, vola fino all’ultimo suo istante, poi “cade” e muore in volo.

ORGANIGRAMMA
Il cuore che ci muove è l’elemento coordinatore.
Le funzioni e i nomi delle persone che di volta in volta le assicurano, vanno organizzati in un organigramma preparato in base a programmi stabiliti a medio, lungo e breve termine. Questo é un luogo di sperimentazione, un laboratorio in cui le persone che vi lavorano sono come scienziati, ricercatori, una comunità fatta di persone che hanno in comune questo tipo di aspirazione.
Tutto deve nascere da un’aspirazione sana, si confida sulle responsabilità di ognuno. Con l’uso del buon senso ognuno è responsabile di se stesso. Quando suona una nota, risponde l’altra, mentre si completa un’attività, ne parte un’altra in un continuo lavoro sistemico, una riflessione costante che è la pratica di ognuno.
Non è possibile fare questo teoricamente, è possibile farlo solo come sperimentatori, è necessario compromettersi in una perfetta attenzione degli uni per gli altri.
Un gioco intuitivo di rimando e di compenetrazione, compresenti senza ostruirsi, a volte anche occupando il posto di un altro senza prevaricazione.
Non prendiamo il posto di nessuno, non ci arroghiamo nessun diritto, capiamo il significato dell’espressione, formalmente, che significa sinceramente, chiaramente, con tutto me stesso, inequivocabilmente.
Una persona riconoscibile si afferma di per sè. Non è un conformarsi, un uniformarsi per compiacere, ci si aspetta cultura spirituale, non solo tecnica, così si può lavorare insieme restando aperti a questo tempo nuovo. Restare se stessi, accettare se stessi, liberandosi da se stessi, non si può fare solo col pensiero perché il pensiero è troppo lento.
Il futuro è nell’inedito, nel rischio di osare nuove vie e nella capacità di avvicendarsi e dì sostituirsi gli uni agli altri. A volte è come preparare un menù, considerando l’economia, quelli che arrivano e quelli che partono, in modo che nulla venga sprecato e perché tutti possano stare bene.

Occorre avere un cuore aperto e una mente flessibile.
Nella flessibilità c’è la forza e nella forza c’è la flessibilità. Lo insegnano i principi del Judò: flettersi e cadere in un certo modo, la spinta…l’equilibrio che non deve essere statico perché è necessario un equilibrio precario e dinamico che possa equilibrarsi, per provocare dinamicamente l’equilibrio necessario. Lasciarsi cadere è il vero equilibrio.
Senza perdere la calma bisogna porre tutto quanto urgentemente.
Gli avvenimenti vanno studiati sul piano delle 24 ore oppure delle 12 ore, bisogna mantenere un ritmo mensile e annuale. Quando le somme tornano e tutto viene completato, si ritorna al cerchio che vuol dire pienezza. È come vivere il rituale, il contadino coglie il gusto della vita perché capisce il ritmo, anche senza alcuna nozione.
Questo vale anche per capire cosa vuol dire nascere, crescere, ammalarsi, morire. Anche se non se ne capisce il senso, il ritmo crea il significato.

IL NOSTRO PIEDE FORMA LA TERRA QUANDO LE CARATTERISTICHE DEL TERRENO CONTRIBUISCONO ALLA FORMAZIONE DEL PIEDE. (Lorenz)

Mano destra e mano sinistra sono diverse ma si pensano.
È come muovere un passo, anteriore e posteriore, davanti e dietro sono strettamente connessi, ma sono anche nettamente separati.

La figura del Leader, una sorta di causa effetto simultanea
Qualcuno qui si è auto condannato al successo perché si è allenato a perdere.
Bisogna fallire pienamente per ricostruire un’identità e rinascere.
Gesù Cristo non è forse un Dio che è fallito?
Qualcuno ha pensato che il padrone della legna fosse morto di freddo. Il nostro Presidente avrebbe potuto dire: voi non sapete chi sono io, invece ha detto: chi sono io non so, ed è andato avanti a scoprire ancora qualcosa di se stesso….
Pur sapendo che la nascita di un progetto è qualcosa di più di un incontro, qualcosa di più complesso che trovarsi e concepire, che è una manifestazione universale, è andato da questo in avanti, oltre la paura di ricominciare.
Non c’è modo di disarmare un uomo che si costruisce le armi da solo.
Il nemico a volte ti da la migliore opportunità di studiare, rivedere, meditare sui punti deboli, riorganizzare il pensiero e la sensibilità. Il suo pensiero si è rinvigorito. Il cuore ha delle ragioni che la mente e l’intelletto non possono capire.
Un antico adagio giapponese dice: Si combattono solo persone degne di amicizia. Sono nemici solo coloro che, in tempo di pace, ci sono senz’altro amici, altrimenti non varrebbe neanche la pena di considerarli nemici.
Il lavoro del leader è l’esempio e l’ispirazione per tutti. È la testa dell’associazione ma non può dipendere tutto da lui, la persona piu potente non è la più potente, ha bisogno di sostegno e partecipazione. A volte non ci si rende conto del suo sconforto, bisogna accorrere e fare spontaneamente ciò che ci si sente di fare. Dobbiamo tenere a mente questa figura per affinare la nostra formazione. Ci insegna che questo luogo è una Scuola di specializzazione. Che dobbiamo interrogarci insieme su ciò che è meglio fare, attivare in noi la domanda per vedere quali sono le strade migliori da percorrere. Ci aiuta a riflettere su come ci indirizziamo alla gente.

Poichè la formula del cerchio non sta nel cerchio, la formulazione è un modo di dire della verità, non è la verità, così la formulazione di un principio non è il principio.
Da sempre le norme di comportamento nascono perché qualcuno l’ha fatta grossa, ma forse è possibile e necessario trascendere l’etica.
Quindi per finire, vorrei fare ancora una riflessione sul senso della nostra coscienza e rivedere la formulazione di alcuni principi, poichè la prima fonte di Etica siamo noi, come Associazione e come corpo docente che aderisce a una realtà associativa.
Non fare il bene ma il bene è fare.
Non commettere alcun male
Promuovere il bene in tutti gli esseri viventi
Non lodare te stesso e non diffamare gli altri
Non dare adito alla collera
Non disprezzare

Ricorda che:

La violazione è violenta
La tolleranza va sempre insieme alla saggezza
Etica e Dignità Spirituale vanno insieme
La vera comunione è senza confini
Si è morali, non per convenienza, ma sconvenientemente
Il massimo dell’etica è il minimo della morale.

Silvia Pellegrino
Coordinatrice UNI-PRO Unione Italiana Professionisti Olistici, Macroarea Nord-Ovest

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